vergini

la diatriba su consensualità, matrimonio e sessualità sembra non possa finire.
ieri, anche il falegname, specializzato nella produzione di letti, è stato coinvolto nella discussione. lui partecipa ai gruppi di lettura del corano. mi ha detto che per quello che ha studiato la moglie ha diritto ai preliminari, l’uomo non può arrivare dal nulla e pretendere una penetrazione. ma se poi la donna durante tutta la notte non si “concede”, allora sì, sta facendo un peccato.

poi ha ricordato che comunque le leggi dello stato senegalese dicono altro, che il senegal alla fine è uno stato laico. ha ricordato il caso di questo famoso giornalista che si è appartato con la sua ragazza dicianovenne in una stanza di albergo. la ragazza poi l’ha denunciato per stupro, e lui si è beccato 3 anni di prigione. piccolo particolare: la ragazza è la figlia di un magistrato, opinione condivisa è che solo per questo motivo la denuncia è stata fatta e lo stato ha riconosciuto la validità della parola della donna. in realtà, la gente con cui mi trovo a vivere questa parola la mette in discussione: uomini e donne mi dicono “lei avrebbe detto che era disposta solo a baciare, toccarsi, ma non a “scopare” (anche qua la solita equivalenza “avere rapporti sessuali” vuol dire pentrare/essere penetratA) ma chi lo sa.. e poi comunque una ragazza che se ne va in albergo con uno se la va a cercare, lo sa quello che le aspetta”… “ci son ragazze che sono intelligenti, e riescono a preservarla facendo altro, altre invece che proprio non ci arrivano che comunque possono negoziare”.
perchè alla fine sta storia della verginità è ancora qui ben presente.. rimane una questione di onore, familiare. la famiglia di una novella sposa che ieri ha avuto la sua “prima notte”, ha chiamato e pagato i cantori che all’alba si son messi a suonare il tamtam per annunciare al quartiere che la giovane era arrivata vergine al matrimonio.
quindi cosa son stata chiamata a fare il “giorno di natale”? andare a rendere a visita a questa non più vergine.
la casa era piena di amiche, parenti e vicine. lei era seduta su un materasso, su un lenzuolo bianco, avvolta da cuscini con una donna per lato. mi son trovata a partecipare a questa messa in scena della sofferenza e dell’onore, con lei che al mio come va? ha risposto con un “mi ha fatto un sacco di male”. non mi sentivo a mio agio (e io che l’avevo incontrata solo una volta di sfuggita prima di allora..), poi son arrivate le cantrici a cantare le sue e le mie lodi per chiedermi i soldi e mi son maleducatamente schiodata di lì.
e son tornata a casa stanca e confusa, da queste ennesime produzioni di discorso sulla sessualità, per quanto assuma dei linguaggi, anche non verbali, diversi rispetto a quelli che sono in europa. (nonché sfiancata dalle reiterate curiosità.inquisizioni sulla mia, di sessualità, con cui mi trovo a dover a che fare ogni giorno).
ho pensato alle parole di rosi, quando problematizza l’assunzione lineare secondo cui una nuova produzione di discorso sulla sessualità sarebbe di per sé una pratica di libertà e non invece piuttosto, dice lei o forse dico io, l’ennesima cattura del desiderio da parte di capitalismo e poteri più o meno istituzionalizzati.. e avevo solo voglia di tanto silenzio.
“nessuna innovazione possa essere conseguita tramite la ricerca di una libertà «più» sessuale. L’unica possibilità sovversiva è l’analisi dall’interno del discorso sulla sessualità: svelarne i legami infiniti con il potere, il dominio e l’autorità…. La sessualità non deve più essere oggetto di norme o di punizioni; dovrebbe, molto semplicemente, essere disinvestita come luogo di produzione-di-verità sul soggetto.”

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